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Recensioni per GIOVANNI – il dissoluto in attesa di giudizio
“Giovanni è il bambino coccolato dalla madre, è l’adolescente che la madre non riconosce più, è il compagno di conquiste dello Sgangia, è il seduttore che coltiva tre relazioni contemporaneamente, è il desiderio nascosto del buon padre di famiglia che si reca nelle discoteche per trasmettere ai ragazzi gli insegnamenti di Benedetto XVI sull’amore, è -delle discoteche- l’annoiato sovrano, è il bevitore di intrugli e di donne, è -infine- Don Juan Tenorio, il gentiluomo di Mozart e Da Ponte.
E tutto questo diventa corpo e azione attraverso un solo, eccellente, attore e su una scena spoglia ma raffinata nei suoi pochi oggetti, movimenti e musiche. Fondamentali queste ultime, da Piero Ciampi alla Tekno. Gianluca Di Lauro e Marcela Serli riescono soprattutto a trasmettere la frenesia di un personaggio che non può star fermo, mai. Perché l’immobilità è morte. Giovanni desidera, conquista e abbandona, secondo il più noto degli schemi. Ma è la morte che vorrebbe sedurre. Non potendo, moltiplica il suo corpo nelle altre, affinché in loro qualcosa di sé rimanga ancora vivo. Per sempre. E così è.”
Prof. Alberto Giovanni Biuso su www.biuso.eu – 27 ottobre 2008
“…E’ uno spettacolo divertente e doloroso. Un padre che tiene corsi prematrimoniali in una parrocchia e cita pretescamente Benedetto XVI e i suoi discorsi su coppie di fatto, sessualità, matrimonio, castità… con un figlio che sta crescendo, in lotta e in coppia con i propri ormoni. Se vogliamo la linea non è nuova. Però qui è percorsa con intelligenza e con forza, perché è percorsa dall’interno dei personaggi. E diventa evidente quanto le due strade non siano nemmeno in conflitto: semplicemente non si incontrano.
Alle parole di Benedetto XVI non rispondono altre parole: risponde l’urgenza della natura, che non fa polemiche e non ha ideologie: è se stessa semplicemente. Poi il ragazzo cresce, e tutto ciò che era scoperta, avventura, emozione limpida e coinvolgente, diventa ripetizione, stanchezza, disperazione. Certo che c’è la mancanza di un riferimento di senso che argini il disastro e ripari dalla solitudine, ma questo riferimento sembra non trovarsi. Con un padre che rinuncia al proprio ruolo e si fa schermo con le encicliche, con tutta questa bellezza così facile da cogliere per Giovanni, sprofondiamo gradualmente nella catastrofe del padre e del figlio.
Come ha potuto una generazione accettare incondizionatamente il libretto di istruzioni del Vaticano, che non ha mai tenuto conto della vita ? E come pensa di riuscire a trovare una strada per vivere quest’altra generazione, che rifiuta di collocare la parola futuro all’interno della parola progetto ? C’è una battuta intorno alla quale ruota il dilemma del non incontro tra due strade perdenti. E’ proprio di Benedetto XVI: “In questo l’uomo diventa simile a Dio: nella misura in cui diventa qualcuno che ama”. Fin troppo evidente l’equivoco che solleva, detta così potrebbe essere il manifesto della vita di Giovanni il dissoluto o il suo esatto contrario.
Proprio sull’amore rimane la sensazione più desolante. E’ qui che brilla l’intelligenza della regia di Marcela, che Gianluca porta alla vita con grande talento e con generosità: la totale assenza d’amore. Un padre che ama Benedetto XVI più di suo figlio, un figlio che ama le donne più di se stesso e che alla fine non ama nemmeno quelle. Una rabbia latente e strisciante che scorre in tutti i personaggi.”
Giovanni Covini su www.giovannicovini.it - 2 luglio 2008
Intervista a Gianluca Di Lauro – “Il diciotto” – dicembre 2008

Intervista IL DICIOTTO 1 di 2

Intervista IL DICIOTTO 2 di 2



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